GEOGRAFIE COSMICHE

di Innocenzo Odescalchi

 

LE “GEOGRAFIE COSMICHE” DI INNOCENZO ODESCALCHI

di Fabrizio Fantoni

La mostra di Innocenzo Odescalchi, intitolata “Geografie Cosmiche” prende le mosse dall’immagine di un’opera realizzata dall’artista nell’anno 2014: una donna distesa, ricoperta da un velo, appare immersa in una dormitio ai piedi di una parete in cui i vari strati di colore evocano un indefinito spazio della trascendenza. Da questa immagine- di a temporale bellezza-  ha inizio una sorta di percorso iniziatico che l’autore delinea tra le coordinate di una geografia metafisica al cui centro si colloca l’essere umano. 

Vόστος chiamavano i greci il viaggio circolare dell’uomo all’origine del tutto. 

Con questa mostra Innocenzo Odescalchi traccia il suo νόστος che si compie attraverso un segno che vuole confrontarsi con l’inesprimibile per afferrare il mistero stesso della vita: la pittura diviene, allora, geografia emotiva, spazio interiore in cui l’essere umano cessa di essere straniero a se stesso per incontrare il suo vero sé.

La tensione emozionale dell’uomo difronte all’ignoto diviene tangibile, nelle opere di Odescalchi, grazie ad un forte attrito cromatico risultante da una sapiente stratificazione di materiale pittorico che, allo sguardo di chi osserva, si fa specchio di un costante sovrapporsi  di pensiero ed esperienza e, al tempo stesso, di un confronto ininterrotto con la coscienza e il senso invadente del finito a cui l’artista oppone un insopprimibile desiderio di vita e di speranza.

Gli accordi e i disaccordi di colore da simbolo di trascendenza e di indefinito divengono, allora, luce di una nuova alba che irrompe nella notte che alberga in ognuno di noi.

Osservando le opere di Innocenzo Odescalchi vengono alla mente i versi di Rainer Maria Rilke, tratti dai “Sonetti a Orfeo” in cui si legge.

“Ed era  quasi una fanciulla che emergeva
dal felice accordo del canto e della lira
e chiara raggiò tra i suoi primaverili veli
e un giaciglio si fece nel mio orecchio.

E in me dormì. E tutto fu il suo sonno:
gli alberi che sempre ammirai, e questa
percepibile distanza e il sentire dei prati
e quello stupore, che tutto m’afferrò.

Dormiva ella il mondo. Dio del canto come
l’hai così compiuta che non desiderò
neppure di destarsi? Vedi, nacque e dormì.

Dov’è la sua morte? Forse troverai questo
motivo prima che il tuo canto si consumi? –
Dove a me remota affonda?… Una fanciulla, quasi.”

(Traduzione di Franco Rella, da: Rainer Maria Rilke, I sonetti a Orfeo)

“Dormiva ella il mondo” scrive Rilke.

In questo verso è possibile rintracciare il nucleo tematico dell’intera mostra di Odescalchi e, al tempo stesso, le ragione che rendono l’opera pittorica dell’artista così vicina alla poesia. Come nelle poesie di Rilke anche nelle immagini di Odescalchi è l’arte – simboleggiata dalla donna  – a dare forma al mondo, a tracciare la strada che l’uomo dovrà percorrere, a dirci dove siamo e dove stiamo andando, perché solo attraverso l’arte l’uomo può rivolgere gli occhi dentro di sé per ritrovare la verità e la bellezza di una vita che è solamente vita, principio originario scevro dalle sovrastrutture che la società ed il mondo contemporaneo ci impone. 

Ed allora la notte, quella notte verticale che ci assedia, ci troverà illesi, addormentati, donandoci un senso profondo di quiete, una gratitudine.

 

La mostra sarà visitabile fino al 28 giugno 2023 dal lunedì al venerdì nei seguenti orari:
10:00 – 13:30 / 16:00 – 19:30

 

 

La Nuova Pesa
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